Pubblica Amministrazione e “lavoro a distanza”, ENEA pubblica la prima indagine nazionale

Continua l’attività di ENEA nell’ottica di monitorare le forme di lavoro a distanza nella PA (telelavoro e smartworking). A questo scopo è stato realizzato un ampio sondaggio su un campione di 29 amministrazioni pubbliche e 5500 dipendenti. I risultati sono confluiti poi in una pubblicazione a cura sempre di ENEA disponibile gratuitamente online.
Gli effetti ambientali dovuti alla mobilità evitata, grazie alla possibilità di non doversi recare fisicamente nei luoghi di lavoro usuali, sono stati valutati attraverso una metodologia che ha consentito di stimare i potenziali di contenimento dei consumi, delle emissioni di gas serra e degli inquinanti atmosferici. Ne esce un quadro incoraggiante nell’ottica di uno sviluppo sostenibile delle città. In definitiva tale studio evidenzia che esistono i presupposti per modifiche di comportamento stabili, su larga scala, in grado di incidere su livelli di congestione e d’inquinamento e che è possibile impostare con successo policy urbane integrate, aprendo a una maggiore flessibilità nella scelta di luoghi e tempi di lavoro.

L’indagine è stata realizzata mediante la somministrazione di un questionario on-line anonimo, rivolto ai dipendenti che sono stati in telelavoro e/o in lavoro agile negli anni dal 2015 al 2018 e, attraverso un colloquio in forma d’intervista guidata, ai Responsabili delle Direzioni del Personale. La ricerca ha esplorato come il lavoro a distanza abbia inciso su più dimensioni: lavorativa, relazionale, familiare e personale, nonché sulla domanda di mobilità legata agli spostamenti pendolari. In particolare, con riferimento a quest’ultimo aspetto analizzato, emergono notevoli e incoraggianti dati quantitativi, legati al risparmio energetico conseguito grazie al carburante non impiegato. In termini ambientali, poi, la stima arriva a valutare una riduzione pari a 8mila tonnellate di CO2, 1,75 t di PM10 e 17,9 t di ossidi di azoto prodotti e liberati nell’atmosfera.

Tali valori assumono particolare rilevanza se si considera la mobilità quotidiana come una delle principali cause dei consumi energetici e dello stress ambientale, fattori sui quali si dovrebbe intervenire con estrema rapidità, se si vogliono raggiungere gli obiettivi sanciti a livello internazionale (“Accordo di Parigi”).

In questi giorni, poi, la grave situazione dovuta all’epidemia Covid, se pur eccezionale, evidenzia con maggior efficacia il potenziale e i risultati concreti ottenuti grazie a una riduzione degli spostamenti casa lavoro, in un momento particolare in cui tutta la PA è dovuta ricorrere massicciamente a forme di lavoro a distanza per continuare comunque le proprie attività. L'analisi trimestrale ENEA sui consumi energetici, infatti, in uscita in questi giorni, riporta dati sulla riduzione degli stessi e delle emissioni nel periodo che comprende la pandemia. Ne consegue un’ulteriore conferma della validità di telelavoro e smartworking, soprattutto durante tutta la cosiddetta “fase 2”, allorquando, ad esempio, per tornare “in sicurezza” negli abituali luoghi di lavoro ed evitare possibili contatti ravvicinati nel tragitto, si potrebbe cadere nel ricorso, ancor più esteso di prima, all’utilizzo del mezzo privato con singolo passeggero.

Lo studio, inoltre, si è concentrato anche su una valutazione qualitativa dei benefici offerti dal “lavoro a distanza”, in termini di testimonianze raccolte utili a rilevare come telelavoro o smart working abbiano modificato il modo di lavorare, le relazioni con i responsabili, colleghi e familiari; la percezione della propria vita personale e, infine, il grado di soddisfazione/insoddisfazione che ha accompagnato questo cambiamento. Parallelamente è stata analizzata l’esperienza maturata in ciascuna amministrazione, le motivazioni alla base del ricorso al lavoro a distanza, i risultati, le criticità e i punti di forza.

L’analisi qualitativa sulle esperienze degli intervistati ha poi messo in evidenza come il tempo liberato dagli spostamenti quotidiani si traduca nella capacità di gestire meglio e con maggiore soddisfazione attività lavorativa e vita privata.

In conclusione, come rileva Bruna Felici, ricercatrice dell’ENEA che in collaborazione con la collega Marina Penna, ha curato e portato a termine il lavoro: “Non c’è dubbio che il lavoro agile sia in grado di migliorare la qualità dell’ambiente delle nostre città, la vivibilità di aree urbane decongestionate dal traffico e anche la rivitalizzazione di quartieri periferici che sono normalmente svuotati dal pendolarismo lavorativo verso le aree degli uffici e delle amministrazioni centrali, come accade ad esempio a Roma”.


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