Vi segnaliamo
Energia: Roma, potenziale risparmio del 20% sui consumi del patrimonio residenziale
Studio ENEA per Roma Capitale indica le priorità per la riqualificazione energetica
Un potenziale risparmio del 20% sui consumi di energia del patrimonio residenziale romano, che conta circa 1,28 milioni di abitazioni occupate in oltre 175 mila edifici. È quanto emerge dallo studio Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale, elaborato da ENEA nell’ambito del Climate City Contract di Roma Capitale, secondo cui circa il 60% delle emissioni complessive della città è connesso agli edifici.
Nel complesso, il settore residenziale rappresenta la quota più rilevante dei consumi energetici degli edifici della Capitale. Secondo le elaborazioni ENEA (dati 2022) il 59,7% dei consumi energetici degli edifici è legato alle abitazioni, mentre il terziario privato pesa per il 26% e gli edifici pubblici per il 14,3%.
L’analisi ENEA si basa su oltre 400 mila attestati di prestazione energetica (APE), dai quali emerge che circa due terzi degli immobili residenziali romani si collocano nelle classi più basse (F-G), caratterizzate da scarse prestazioni energetiche.
Lo studio ricostruisce anche l’impatto delle politiche di incentivazione attivate negli ultimi anni: dal 2013 a Roma sono stati realizzati oltre 350 mila interventi di riqualificazione energetica, grazie a strumenti come Ecobonus, Superbonus, Bonus Casa e Conto Termico. Complessivamente gli investimenti hanno superato 6,1 miliardi di euro, generando un risparmio energetico di oltre 1 TWh all’anno, pari a circa il 9% dei consumi del settore residenziale nel 2022.
Il report analizza anche i consumi del patrimonio pubblico della Capitale: la quota maggiore dei consumi energetici viene dagli ospedali (27,8%), seguiti da strutture amministrative (22,8%) ed edifici scolastici (11,6%).
ENEA ha presentato diversi scenari per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio di Roma Capitale: quello di policy, il più ambizioso, delinea un risparmio energetico di poco più di 100 GWh/anno a fronte di circa 100 mila interventi effettuati ogni anno. Dall’analisi emerge che, per centrare gli obiettivi del Climate City Contract, gli interventi dovrebbero concentrarsi su specifici segmenti del settore residenziale, in particolare i condomini costruiti nel secondo dopoguerra fino agli anni Ottanta, accelerando le azioni negli alloggi abitati da famiglie in condizioni di povertà energetica, al fine di migliorare la qualità dell’abitare e ridurre il peso delle bollette.
Per la notizia completa CLICCA QUI


